14.00 6 Nov 2019 : SULL'ILVA DI TARANTO MOLTE IDEE BEN CONFUSE

14.00 6 Nov 2019 : SULL'ILVA DI TARANTO MOLTE IDEE BEN CONFUSE - IL CORRIERE BLU

 

 

27 Novembre 2019

  

 IL RUGGITO DELLA TERRA SCUOTE L'ALBANIA, LA SERBIA, CRETA

 Si aggrava il bilancio delle vittime del terremoto in Albania. Secondo gli ultimi dati del ministero della Difesa i morti sono 26: almeno 12 sono stati tratti dalle macerie in varie zone di Durazzo, 13 a Thumana, a circa 20 di chilometri a nord della capitale mentre una vittima è stata trovata a Kurbin. Restano invece una ventina le persone che mancano ancora all'appello.
Per oggi, intanto, è stato proclamata una giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime. Almeno 13 corpi sono stati tratti dalle macerie in varie zone di Durazzo, 11 a Thumana, e circa una ventina di chilometri a nord di Tirana, mentre una vittima e' stata trovata a Kurbin, circa 50 chilometri a nord della capitale. Fonti ufficiali hanno detto all'ANSA che all'appello mancano ancora una ventina di persone.
"Le nostre squadre stanno lavorando oramai interrottamente da ieri sera. E' una situazione molto, molto difficile": lo ha detto all'ANSA il responsabile comunicazione dei Vigili del Fuoco italiani, Luca Cari, nei pressi di una palazzina di quattro piani a Durazzo sbriciolata dal terremoto. "Qui ci sarebbero 6 dispersi: tre bambini, due donne e un uomo", precisa Cari. Intanto, decine di familiari e conoscenti si affollano intorno alle macerie, nella drammatica attesa di buone notizie.
Il governo albanese ha annunciato oggi di aver proclamato lo Stato di emergenza a Tirana e Durazzo. Il premier Edi Rama ha spiegato che il provvedimento durerà per un periodo di 30 giorni.
"Vorrei inviare un saluto" ed esprimere "la vicinanza al caro popolo albanese che ha sofferto tanto in questo giorni". Lo ha detto il Papa al termine dell'udienza generale ricordando che l'Albania è stato "il primo Paese d'Europa che ho voluto visitare". "Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie. Che il Signore benedica questo popolo al quale io voglio tanto bene", ha sottolineato il Papa. ll centro geologico degli Stati uniti segnala un terremoto di magnitudo 6.0 al largo dell'isola di Creta, in Grecia.

 ANSA

 

 Polizia reprime la protesta ad Hong Kong © AP

 

19 Novembre 2019

  

 HONG KONG E CINA COME DAVIDE E GOLIA

 

 

Le proteste contro l’emendamento (poi ritirato) alla LEGGE SULL'ESTRADIZIONE è solo una piccola componente  dl diverbio tra  Hong Kong e Pechino in vista dell’avvicinarsi della data in cui l’autonomia di Hong Kong dalla Cina, negoziata dal Regno Unito nel 1997, volgerà al termine. Nel 2047 Hong Kong cesserà infatti di avere standard politici, economici e istituzionali diversi e più autonomi rispetto al resto della Cina. E Pechino ha già dimostrato l’intenzione di erodere, anche se in modo quasi impercettibile, il grado di autonomia di Hong Kong.Molti affermano che il processo distensivo tra le due Coree è merito di Trump, altri attribuiscono il premio al dittatore Nord Coreano Kim Yong-Un, nessuno riflette sul fatto che l’unico merito è dello sport che con le Olimpiadi Invernali di Seul ha sancito dal suo immenso spirito unificatore, la voglia di ricongiungere realtà difficili da accostare. Solo il ‘mens sana in corpore sano’ ci può riuscire, proprio come un indomito miracolo.  Tutto sembre però come un groviglio tutto asiatico, senza speranza e senza volontà d pace: ricorda le parole del filosofo  Byung-Chul Han,  in un testo breve ma denso di contenuti, ove mette in luce le criticità del sistema sociale e politico internazionale coevo . In precedenti saggi come ‘Nello sciame’, o ‘Visioni del digitale’ , egli si soffermò sui  cambiamenti che le tecnologie digitali hanno portato nel nostro modo di vivere, mentre in ‘Psicopolitica’ affronta le conseguenze dei cambiamenti sul piano politico, perché la tecnologia digitale contribuisce a potenziare meccanismi di controllo psichico che si basano sulla nostra volontaria adesione.

 Byung-Chul Han inizia dal concetto di libertà e dalle sue evoluzioni nella storia, arrivando al rapporto tra neoliberismo e libertà; perché oggi il concetto di libertà è molto ambiguo in quanto  l’essere , pur svincolato da alcune costrizioni esterne, resta vincolato a quelle interiori, meno visibili. L’essere , attraverso il suo libero modus operandi arriva ad esercitare l’autosfruttamento, in quanto imprenditore di se stesso; arriva  all’isolamento con la prima  conseguenza che la costruzione di una collettività politica è praticamente impossibile, tranne che in quei casi in cui egli può esprimere con una collettività i buoni principi di comunanza: lo sport ne è uno dei principali domini. Il sistema neoliberale doveva eliminare il classismo, in nome delle nuove categorie imprenditoriali: Nella società della prestazione neoliberale chi fallisce, invece di mettere in dubbio la società o il sistema, ritiene se stesso responsabile e si vergogna del fallimento. In ciò consiste la speciale intelligenza del regime neoliberale: non lascia emergere alcuna resistenza al sistema.” L’effetto non è solo politico e sociale ma anche individuale e soggettivo perché l’aggressività non può essere rivolta verso uno sfruttatore, ma “si rivolge, invece, contro noi stessi: quest’aggressività indirizzata contro se stessi non rende gli sfruttati dei rivoluzionari, bensì dei soggetti repressi”.

 Il digitale è nato ed è imperversato nel mondo con parole chiavi come ‘trasparenza’ e ‘conformità’, ma se la libertà era intesa per esempio da Microsoft come ‘ Where do you want to go today?’, successivamente si è rilevata  un’illusione, perché la grossa mole di dati immessi e gestiti dalla rete ha creato i concetti di ‘controllo’ e ‘sorveglianza’ che sono oggi molto comuni nelle grosse aziende: “La trasparenza, che oggi si esige dai politici, è tutt’altro che una pretesa politica. Non si rivendica la trasparenza politica nei processi decisionali, ai quali nessun consumatore s’interessa. L’imperativo della trasparenza serve soprattutto a mettere a nudo i politici, a smascherarli o a suscitare scandalo. La richiesta di trasparenza presuppone uno spettatore che si scandalizza: non è la richiesta di un cittadino impegnato, ma di uno spettatore passivo. La partecipazione avviene come reclamo e lamentela: la società della trasparenza, popolata da spettatori e consumatori, dà vita a una democrazia di spettatori.”

 Quindi il cittadino, resta un consumatore passivo anche in politica: “reagisce solo passivamente alla politica, criticando, lamentandosi, proprio come fa il consumatore di fronte al prodotto o a servizi che non gli piacciono.” A questo punto si capisce bene perché l’esamina di Chul Han sia fondamentale: al giorno d’oggi la civiltà occidentale e soprattutto europea , ha creato un sistema particolare noto come ‘globalizzazione’ al quale si contrappone la struttura di molte civiltà emergenti , soprattutto nell’Asia che hanno un potere oligarchico, che al momento giusto sa reagire. E’ il caso della Corea, della Cina e di altre. Queste realtà basate su una dittatura di base riescono ad ottenere di più ad ogni minimo cambiamento, quando quelle liberali e democratiche non riescono minimamente a fare. Anche partendo da una democrazia indiretta al minimo diverticolo falliscono inesorabilmente, correndo anche il rischio di innescare dei processi molto pericolosi.

 Allo sport  quindi  il merito di quello che sta accadendo tra le due Coree, ma esso ha trovato anche un terreno più fertile rispetto all’Europa che è corrotta alla base in quanto esprime una libertà di mercato e poi crea insoddisfazione e  rabbia nell’essere che acquista. 

 Ritorniamo quindi al concetto politico di potere, che si può manifestare o con la negazione della libertà o con il clamore silente del neoliberismo,  in cui il soggetto sottomesso non è cosciente della sua sottomissione: “Seduce, invece di proibire… Il potere intelligente si plasma sulla psiche, invece di disciplinarla o di sottoporla a obblighi o divieti.” . Nella società neoliberale gli spazi sono aperti e l’animale simbolo è il Serpente, che simile all’imprenditore, si fa spazio con il solo movimento; quindi parliamo di psicopolitica per il sistema liberale, o biolitica per quello disciplinare e punitivo fisicamente.

 Quando l’oggetto di sfruttamento diventa la psiche dell’uomo, bastano metodi molto sottili o subdoli, per ricavare il massimo vantaggio. Per esempio nel consumo, siamo  spinti a farlo secondo un principio di positività, per cui i bisogni sono stimolati, e ciò diventa una vera seduzione dell’anima che porterà al collasso mentale se non controllata dalla psiche stessa; in sintesi la VIOLENZA DELLA POSITIVITA’ è la condizione in cui per tendere alla positività si nega il dolore, e si raggiunge la patologia negativa della psiche: “La violenza della positività è distruttiva quanto la violenza della negatività”. L’obiettivo diventa controllare il futuro, ma non sverniamo le reminiscenze Orwelliane in quanto in ‘1984’ il controllo del pensiero viene esercitato con l’annientamento delle parole, mentre nell’era digitale lo si ottiene con un incremento delle parole, e nessuno si sente sorvegliato o  minacciato, ma si denuda volontariamente e così la piena comunicazione coincide con l’autocontrollo totale.  Cosa può portare tutto ciò? Se il dolore veniva sfruttato come coercizione, adesso siamo in presenza di un sistema che sfrutta l’emozione per arrivare alla psiche, mentre l’economia neoliberale introduce cambiamenti, instabilità, trasformazioni e usa l’accelerazione della comunicazione per arrivare a una “dittatura dell’emozione”. Possiamo comprendere la potenza di uso delle emozioni se consideriamo che sono governate dal sistema limbico, dove si trovano anche gli istinti. È un livello pre-riflessivo e semi-cosciente. La psicopolitica neoliberale facendo leva sulle emozioni influenza quindi le azioni proprio sul piano pre-riflessivo, primario, non controllabile dalla persona. È un efficace modo di controllare gli individui senza bisogno di oppressione e catene. E arriviamo ai Big Dataquesta enorme massa di dati che permettono una forma di controllo superiore perché, rispetto al panottico benthamiano, la ‘prospettiva digitale’ non ha angoli ciechi ed è in grado di scrutare sin dentro la psiche. Una nuova fede li accompagna: il Dataismo, un secondo illuminismo.
Il primo illuminismo prestava fede nella statistica, la riteneva un “sapere oggettivo, fondato su cifre, condotto su base numerica” secondo i canoni della  ragione. Il secondo illuminismo, quello nella nostra epoca, ha come parola chiave la trasparenza: tutto deve diventare dato e informazione. È un totalitarismo dei dati e i big data guidano il sapere e lo liberano dall’intuizione.
Si registrano dati, che però non rispondono alla domanda: Chi sono? Il limite del Dataismo è infatti la rinuncia al senso, perché dati e cifre non sono narrativi e il senso si fonda sulla narrazione. 
“Per quanto sterminati possano essere, da dati e numeri non si ricava alcuna conoscenza di sé. I numeri non raccontano nulla del Sé. Contare non è raccontare; il Sé, infatti, deriva da un racconto. Non il contare, ma il raccontare conduce alla scoperta o alla conoscenza di sé”. I big data rendono leggibili, forse, i nostri desideri, dei quali noi stessi non siamo espressamente coscienti; ad essi si affiancano i Data Mining, ovvero l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di una informazione o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati – attraverso metodi automatici o semiautomatici. I big data possono promuovere modelli collettivi di comportamento e diventa così accessibile l’inconscio collettivo, che si può chiamare anche inconscio digitale. “La psicopolitica digitale sarebbe dunque in grado di impadronirsi del comportamento delle masse su un piano che si sottrae alla coscienza”: I big data sono innanzitutto un grande affare perché i dati personali sono oggetto di commercio e di guadagno:
“L’azienda statunitense di analisi dei big data Acxiom commercializza i dati personali di circa trecento milioni di cittadini statunitensi – dunque, di quasi tutti i cittadini. In questo modo, Acxiom sa più cose sui cittadini statunitensi di quante non ne sappia l’FBI: nel suo catalogo, i cittadini sono offerti come merce. Per qualsiasi bisogno c’è qualcosa da comprare: le persone con un basso coefficiente economico sono indicate con il termine waste, ‘spazzatura’. I consumatori con un elevato valore di mercato si trovano nel gruppo shooting star: tra i 36 e i 45 anni sono dinamici, si svegliano presto per andare a correre, non hanno figli pur essendo sposati, fanno volentieri viaggi e guardano Seinfeld”!!!. Quindi i big data catalogano, informano e creano una società digitale di classi dove gli uomini vengono identificati per il loro valore di consumatori (i dati vengono usati da banche e assicurazione per dare o negare prestiti, ad esempio). E anche sul piano politico i big data sono un grande affare: “Nelle campagne elettorali statunitensi, big data e data-mining, si dimostrano nei fatti l’uovo di Colombo. Da fonti diverse vengono raccolte, anzi comprate, immense masse di dati, poi connesse tra loro in modo da produrre dei profili estremamente precisi degli elettori. Si ricorre al micro-targeting per rivolgersi ai votanti in modo mirato, con messaggi personalizzati, per influenzarli. Il micro-targeting come prassi della microfisica del potere è una psicopolitica basata sui dati…“. La nostra vita si riflette completamente nella rete digitale. Le nostre abitudini digitali offrono una copia esatta della nostra persona, del nostro animo, forse persino più precisa o completa dell’immagine che anche noi ci facciamo di noi stessi”. A fronte di questa visione che spiazza e meraviglia,  di controllo e dipendenza, Han cerca, alla fine, di trovare spiragli dai quali sfuggire; uno di questi è la filosofia, con la quale riflettere sul fatto che una mente allenata alla democrazia è esautorata da essa, se il liberismo economico è fondato sul controllo della psiche. “La storia, il futuro umano non sono determinati dalla probabilità statistica, ma dall’improbabile, dal singolare, dall’evento. Così i big data sono anche ciechi verso il futuro”. Come disarmare la psicopolitica e non assoggettarsi al controllo psicologico? L’arte di vivere deve assumere la forma della de-psicologizzazione creando il vuoto, come scrive Han. Vale la politica del silenzio contro la psicopolitica neoliberale di una comunicazione e condivisione totali: Oggi non c’è scelta libera ma solo una selezione tra le scelte rese disponibili dal sistema e si può scegliere unicamente tra le opzioni offerte. Solo il vuoto non si lascia psicologizzare né soggettivizzare, e il silenzio stesso espresso da alcune dittature in momenti terribili, è valso a smorzare gli intenti e non creare il terribile. Se poi in tale contesto, interviene la saggezza e la forza spirituale di una mente allenata in un corpo sano, si creano le condizioni ideali affinchè, per almeno una volta, una contraddizione di un sistema corrisponde alla voglia di mettersi in gioco a favore della pace. 

Bruno Russo

 

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31 Ottobre 2019

 

 LA BILANCIA IN EQUILIBRIO INSTABILE: IL DOPO DRAGHI

Cosa aspettarsi dalla BCE dopo Draghi? È questa una delle domande più gettonate degli ultimi tempi. Il prossimo 31 ottobre l’italiano lascerà la Banca Centrale Europea nelle mani di Christine Lagarde, la ex del Fondo Monetario Internazionale e il mercato intero si è già chiesto se e come cambierà la politica monetaria del Vecchio Continente.

Alla domanda hanno cercato di rispondere diversi analisti, consulenti ed esperti incontrati oggi da Money.it , da Investing Roma e Corriere, evento gratuito destinato a tutti coloro che desiderano accrescere le proprie conoscenze su tematiche economico-finanziarie oltre che tecniche. Quella lasciata da Mario Draghi sarà un’eredità molto pesante da gestire. Secondo alcuni relatori il Presidente ha affrontato al meglio le sfide incontrate nel corso degli anni e ha addirittura salvato l’euro da se stesso.

Ne è convinto Bruno Russo della nascente Azienda di Comunicazione e Marketing  ‘Corriere’ , perché salare l’euro da se stesso significa proteggerne l’integrità , e rappresentare una figura di mercato sostenibile, come il corpo economico italiano non è riuscito in questi anni minimamente a sembrare, ma che in ambito dell’Unione è riuscito a mantenere gli equilibri meglio di tanti altri predecessori. Ne è convinto Paolo Cardenà, Private Banker che vanta oggi un’esperienza più che decennale nel mondo della finanza. Per dirla con le sue stesse parole, Draghi ha oggettivamente fatto l’impossibile. Il suo merito più grande? Quello di aver dotato la Banca Centrale di un kit di strumenti che, seppur non paragonabili a quelli di BOJ e Fed, sono andati comunque nella stessa direzione.

È anche per questo che molti si chiedono oggi cosa aspettarsi dalla BCE dopo il 31 ottobre. Una delle più grandi sfide per Lagarde sarà la modifica dei capital key. Lo stato di assuefazione dei mercati. Sull’argomento anche Tony Cioli Puviani, secondo cui il nuovo Presidente BCE dovrà fare i conti con lo stato di assuefazione in cui sono caduti i mercati dopo anni di Quantitative Easing e politiche monetarie ultra espansive.

Nell’ultima riunione, ha dichiarato l’esperto, Draghi ha parzialmente ammesso il fallimento di quelle stesse politiche che avrebbero dovuto aiutare imprese, famiglie ed economia reale. Eppure oggi, i prestiti sono in calo, l’inflazione non è per niente vicina al “quasi 2%” e Paesi come la Germania sono sull’orlo della recessione tecnica. C’è comunque da notare che le politiche monetarie hanno salvato l’euro oltre che i governi più indebitati dalla crisi del debito sovrano. I rendimenti sui titoli di Stato sono scesi quasi ovunque. La BCE dopo Draghi continuerà sulla strada già tracciata poiché obbligata. La normalizzazione dei tassi non ci sarà, ma Lagarde chiederà di cambiare le regole del patto di stabilità per aprire a una maggiore flessibilità.

  

KIMBERY CARTER

   

17 Giovedi 2019

 

 LA FORZA DI DIRE SEMPRE NO VIOLENTA IL CONCETTO DI DIPLOMAZIA

  Siria, Erdogan:

 

 

Da Milano a Napoli si mobilita per esprimere la propria solidarietà al popolo curdo e protestare contro l’invasione militare della Turchia nel NordEst della Siria. Un lungo elenco di sigle sindacali, politiche e della società civile ha organizzato presidi sotto al consolato della Turchia, a Milano,  in Via Antonio Canova 36, a due passi da corso Sempione. Molti si interrogano sulle complicità negli armamenti alla Turchia che l’Italia non può non nascondere , e con essa molte potenze europee e non , come la stessa Inghilterra che in questo preludio di Brexit assume sempre di più posizioni ambigue. Nessuno riflette sul fatto che a commerciare armi  e altro, con potenze che violano i diritti umani e la stessa pacificazione che è la base della Unione Europea, ormai ci sono tutti i Paesi del globo e quelli emergenti, ma non si sottolinea quanto sia stato fatto in passato per rendere la Turchia una nazione europea a tutti gli effetti. 

 

 Ovviamente c’è stato un travaglio e una transizione al vertice di questa nazione, ma tutte le cronache dimostrano, da quando ci fu l’esilio di un noto esponente del governo negli Usa, che l’Europa non ha la capacità di prevedere l’instaurazione di un regime pericoloso. Un regime  che si poteva valutare anche molto tempo fa, perché molti lavoratori anche italiani che si aviavano ad Ankara e dintorni, testimoniavano di aver      notato una grande accoglienza e larghezza di vedute in campo imprenditoriale , da parte delle autorità turche, ma se si accennava a qualche          domanda di natura politica o qualche discorso attinente, si rischiava anche di essere arrestati. 

 

 “Mentre il presidente Trump volta le spalle al popolo curdo, che in questi anni è diventato simbolo mondiale di resistenza e sconfitto l’Isis in un Paese martoriato dalla guerra sacrificando tantissime vite, Erdogan invade Rojava, la regione curda siriana. Le parole del presidente americano usate per giustificare l’invasione turca offendono il popolo curdo e il ricatto di Erdogan (che minaccia di utilizzare i profughi come arma per costringere l’Europa a non intervenire) è meschino” si legge nel comunicato che promuove l’iniziativa dal titolo “Fermatevi. Milano al fianco del popolo curdo”, sottolineando che “tutto questo deve essere fermato: l’Italia, l’Europa e gli organismi internazionali non possono restare indifferenti, chiediamo che si metta in campo ogni sforzo possibile per bloccare l’invasione della Turchia in Siria”. In base a queste parole si intravede anche una strumentalizzazione della protesta, perché Trump ha girato le spalle si al popolo curdo, e poi ha creato le condizioni per delle sanzioni efficaci, mentre in Europa e in Italia si rischia di lasciare sempre tutto ancora una volta, alla piazza, e ad essere incapaci di intervenire anche e soprattutto come diplomazia, in maniera  efficace. Intanto, l’ambasciatore turco in Italia, Murat Salim Esenli, ha commentato la sua convocazione da parte del ministro degli Esteri, Luigi di Maio, chiarendo che Ankara non è contro il popolo curdo: “I turchi non sono contro i curdi. La Turchia è contro le organizzazioni terroristiche. In questa operazione noi non stiamo prendendo di mira i curdi, noi prendiamo di mira l’organizzazione terroristica dell’Ypg Pyd”, sigle che rispettivamente indicano le milizie curde dell’Unità di protezione popolare e il Partito dell’Unione Democratica curdo, nel nord della Siria. Noi trattiamo allo stesso modo tutte le organizzazioni terroristiche”. Secondo la Turchia, l’Ypg è una minaccia all’integrità territoriale della Siria e , come Turchia, si vuole che la Siria sia un territorio stabile, come dichiarato ancora dall’Ambasciatore , aggiungendo che anche le Forze Democratiche Siriane (Fds), ossia l’alleanza di milizie nella guerra civile siriana formata principalmente da curdi, sono un “Eufemismo per dare look accettabile all’Ypg Pyd, una tattica usata già dal Pkk. Questa operazione, “Peace Spring”, non è la prima del suo tipo, è la terza nella regione», ha spiegato il diplomatico, ricordando le precedenti “Scudo dell’Eufrate” nel 2016 e “Ramoscello d’ulivo” nel 2018, portate avanti, secondo Ankara, per far tornare i curdi arabi e siriani nelle loro case nel nord della Siria. Secondo l’ambasciatore quindi ; “I curdi sono molto contenti di questa operazione, perché ci appoggiano contro l’Ypg Pyd. Come stanno allora realmente le cose? Fatto sta che si innescano dei focolai ove a rimetterci sono i profeti della pace, come accaduto a Hevrin Khalaf, paladina dei diritti delle donne, lapidata e uccisa come la cronaca riporta.

 

 

 

BRUNO RUSSO 

  

 11 Settembre 2019

  

 L'OLANDA E LE INNOVATIVE POLITICHE GREEN

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di Domenico Letizia* e Massimo D. Salomone**

 

 In Italia, negli ultimi anni, il settore privato e quello delle organizzazioni non governative hanno tentato di costituire un motore finalizzato a produrre iniziative sostenibili importanti per corroborare l’economia. Questa nuova “imprenditoria verde” potrà essere protagonista della collaborazione tra l’Italia ed i Paesi Bassi, due partner commerciali molto affiatati. In occasione della visita di Stato in Italia di Sua Maestà Willem-Alexander dei Paesi Bassi e la Regina Máxima dei Paesi Bassi e della missione economica guidata dal ministro del commercio olandese, i principali protagonisti italiani e olandesi del settore della gestione delle risorse idriche si sono incontrati il 21 Giugno 2017 al “Netherlands-Italian Seminar & Matchmaking Water per “individuare ambiti concreti per una collaborazione italo-olandese e partnership/joint venture tra aziende e amministrazioni italiane e olandesi”. Il convegno italo-olandese, organizzato dall’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma, in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Confindustria, Ance, Oice e Utilitalia, ha evidenziato che l’impatto dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche richiede necessariamente una nuova visione strategica di adattamento e nuovi paradigmi di gestione, che attuino, anche nel campo dell’acqua, i principi dell’economia circolare. Il 40% del mercato mondiale della gestione delle acque è in mano olandese, ma l’Italia può offrire eccellenze di livello internazionale. Peraltro il seminario è servito ad individuare tutti gli ambiti concreti per una collaborazione italo-olandese ed eventuali partnership tra le rispettive autorità, esperti del settore e aziende olandesi ed italiane. L’Italia è oggi complessivamente il quinto mercato per l’export dai Paesi Bassi e ospita investimenti olandesi pari a 26 miliardi di euro a fronte di 5,5 miliardi di capitali italiani in Olanda.

L’ Olanda, da sempre leader nel settore della gestione e della difesa dalle acque, con un territorio che per il 60% è sotto il livello del mare, può contare sul più grande sistema di dighe del mondo (16.500 chilometri e 300 strutture) con la diga di Oosterscheldedam che, con i suoi 9 chilometri, rappresenta la più lunga barriera contro maree, tempeste e inondazioni. Questa grande “expertise” ha fatto sì che il 40% del mercato della gestione delle acque a livello mondiale sia in mano Olandese. Peraltro, il 26 novembre 2018 ad Amsterdam si è tenuta la conferenza “Italiaanse Zaken” con l’intento di comunicare le buone pratiche dei due Paesi in materia di “green economy”. Il convegno ha permesso ancora una volta all’Olanda di essere apprezzata per le sue politiche legate alla “green economy”. L’Olanda è di fatto il Paese più interessante nell’Unione Europea per quanto concerne lo sviluppo del settore della mobilità sostenibile e sta diventando sempre di più un solidissimo punto di riferimento a livello mondiale. Il Regno dei Paesi Bassi ospita più di 1.700 aziende che si occupano di ricerca e sviluppo nel campo materials-related, ma che non annoverano un vero produttore del settore automotive, mettendo sempre in primo piano l’interesse ambientale. Le aziende olandesi Eurocarbon e TPRC, per esempio, stanno lavorando sulle matrici termoplastiche e sul carbonio per poter creare dei veicoli sempre più leggeri. Presso l’High Tech Campus di Eindhoven, definito da numerosi analisti come il “chilometro quadrato più smart d’Europa”, si stanno realizzando delle finissime pellicole solari e meccanismi elettronici sempre più flessibili per gli autoveicoli ecosostenibili e all’avanguardia che saranno sul mercato già nei prossimi anni. Sempre ad Eindhoven, un vero e proprio centro internazionale per quanto riguarda lo sviluppo di nuove tecnologie per i veicoli elettrici, sostenibili e autonomi del nostro futuro, un gruppo di giovani studenti dell’Università di Tecnologia, ha proposto il primo modello di automobile biodegradabile ed elettrica della storia.                                     

Il concetto di sostenibilità del trasporto è quindi stato preso alla lettera: non si tratta unicamente di realizzare un’automobile a emissioni zero durante il movimento, ma si mira a costruire un veicolo che non rilasci rifiuti una volta dismesso. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, i ricercatori olandesi hanno creato un’automobile biodegradabile elettrica con la scocca fatta di barbabietola da zucchero e di lino. Questa è “Lina”, una macchina a batteria che può trasportare 4 passeggeri e che vanta un’autonomia di 90 chilometri. Difficile prevedere se “Lina”, automobile biodegradabile, si guadagnerà realmente un posto sulle nostre strade o se invece resterà un prototipo interessantissimo. “Lina” ha comunque riscosso l’interesse mediatico internazionale, oltre a quello del settore automotive. Peraltro molto interessante è anche l’analisi legislativa olandese.  Una nuova legge attualmente al vaglio del parlamento olandese chiede di abolire  le emissioni di CO2 entro il 2050. Il progetto fissa due obiettivi, a medio e lungo termine: una riduzione del 49% delle emissioni di CO2 entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e un target vincolante entro il 2050. Per questa stessa data, inoltre, l’energia elettrica dovrà essere completamente ecologica e sostenibile. Tra le disposizioni è stato inserito anche l’obbligo di una revisione periodica a partire dal 2019. Il governo olandese dovrà, infatti, presentare piani climatici aggiornati ogni 5 anni. Tale processo comprende la fissazione di obiettivi successivi, in linea con il meccanismo di revisione previsto dall’accordo di Parigi. Il progetto di Legge include anche la creazione di una “Giornata del clima”, evento nazionale con cadenza annuale, in cui il ministero dell’energia e del clima fornirà un aggiornamento sui progressi compiuti per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Il Regno dei Paesi Bassi è tra i 14 Stati membri che hanno chiesto all’UE di aumentare il proprio impegno sul clima, in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C. Un Paese che attraverso l’ingegneria, la tecnologia e la ricerca scientifica tenta di dare un ulteriore impulso ad uno stile di vita ecosostenibile. Il Paese sta lavorando alla creazione e quindi alla gestione di un arcipelago fotovoltaico galleggiante per produrre energia elettrica per almeno 10 mila abitazioni. Il sito è ubicato nella riserva naturale di Andijk, nel Nord dei Paesi Bassi, è composto da 15 isolotti, per un totale di 73.500 moduli fotovoltaici. Il progetto è stato già avviato con la costruzione dei primi 3 isolotti, ognuno dei quali dovrà avere un diametro di 140 metri. Il termine della prima fase dei lavori è previsto per novembre 2019. Lo stesso meccanismo sarà utile per proteggere gli isolotti da condizioni meteo estreme. Un innovativo e funzionale sistema di gestione, chiamato WRM, farà ruotare gli isolotti nel caso rilevasse un’eccessiva esposizione al vento, permettendo così alle onde di passare attraverso i pannelli senza arrecare alcun danno. Numerose anche le idee urbane.

Nel 2018 fu realizzata una pista ciclabile realizzata con materiale riciclato in plastica. La “Plastic Road” è formata da pannelli modulari realizzati con materiali riciclati, vuoti all’interno in modo da poter immagazzinare l’acqua piovana che defluirà direttamente nelle condutture fognarie senza bisogno della presenza di tombini sul manto stradale. Un progetto pilota ideato dalla società olandese di ingegneria civile Kws in collaborazione con Wavin e Total, che si presta a creare non solo piste ciclabili ma anche marciapiedi e parcheggi, così come strade ad alta percorrenza. Il tratto inaugurato di appena 30 metri fa parte di una pista ciclabile già esistente e si trova su Deventerstraatweg, fra le strade Lindestraat e Verenigingstraat e anche se si tratta di appena 30 metri, per realizzare queste due corsie è servita la plastica che corrisponde a 218mila bicchieri o 500mila tappi di bottiglia. La plastica causa gravi conseguenze sull’assetto ecologico del pianeta, minando il ciclo vitale di flora e fauna. Il forte impegno verso la green economy del governo dei Paesi Bassi, già nel 2013, aveva ottenuto la meritata considerazione internazionale quando fu siglato un “accordo sull’energia” con circa quaranta organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative “green” nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione del CO2. L’economia “green” viene definita un modello di sviluppo economico, dove l’impatto ambientale è essenziale e i potenziali danni arrecati al paesaggio potrebbero aggravarsi a tal punto da ripercuotersi sul PIL. Si tratta di ridisegnare interi processi economici e produttivi cercando di massimizzare le capacità di rendimento, migliorando il risultato finale. Tutte le varie fasi di un processo produttivo devono essere monitorate, con particolare attenzione agli sprechi del consumo e alla produzione di rifiuti non trasformabili in altri materiali. Un modello economico e produttivo alternativo a quello lineare è realizzabile, valorizzando le risorse disponibili, i prodotti a km 0 e soprattutto, l’ambiente in cui viviamo. L’economia verde permette di trovare una soluzione promuovendo uno sviluppo sostenibile. Le politiche olandesi meritano quindi la nostra massima attenzione. La collaborazione tra l’Italia ed i Paesi Bassi potrà essere molto fruttuosa nell’ottica dell’avvio di auspicabili progetti internazionali congiunti.

 *Giornalista, animatore del Portale di informazione economica “Imprese del Sud” e presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi) ** Console (H) del Regno dei Paesi Bassi e segretario generale del Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise

  

  

 L'EDITORIALE DEL DIRETTORE

 

16 Aprile 2019

FRANCIA: LA CROCE DELLA DISCORDIA

A fuoco la cattedrale di Notre Dame a Parigi, crollano la guglia e il tetto. La struttura è salva. Macron:

E' strano ritrovarsi dopo quell'11 Settembre , ad aspettare di fronte a queste immagihi, che si materializzi l'ombra del terrorismo e della matrice islamica, che molti hanno escluso sin dal primo momento. Risulta strano anche vedere materializzarsi da quelle fiamme la forma di una croce che per la sua ampiezza, assomiglia ancora di più alla croce celtica, storicamente legata sia alla Cattedrale di Notre Dame che alla storia di un popolo che caratterizzò l'evoluziobne dell'Europa. Molti allora hanno avuto la suggestione di andare ancora più indietro nel tempo, arrivando alle fondamenta del vecchio continente, che nella sua diaspora temporale ha coinvolto contrasti incrociati e alleanze trasversali, fino a giungere alla Grande Guerra, in un momento particolare in cui la vecchia concezione di Impero dava il passo al concetto di Nazione.

Certe volte le cose si vedono meglio non all'inizio o alla fine del processo storico che le ha caratterizzate, ma alla mezzeria del percorso, quando avviene quel cambiamento che determina l'ultimo tratto , quello che irreversibilmente segue il cambiamento epocale. La mutazione però pochi la vedono con chiarezza perchè non essendoci metri di paragone, è difficile ad un certo punto intravedere il cambiamento che non permette di tornare indietro. In sintesi, la corteccia della Prima Guerra Mondiale, lungo la quale si sono sfracellate i sogni dei regnanti antichi, è stato la nazione laica che a quei tempi era quasi impossibile concepire, ma che è diventato predominante dopo la Seconda Guerra  Mondiale  soprattutto in Francia , luogo di ideali libertari e non liberali, di grande rivoluzioni che hanno solamente cambiato il dittatore di turno; modificandogli i tratti ma non i connotati sanguigni.

E' strano quindi ritrovarsi ancor più a parlare di distruzione epocale dal sapore di vecchia Europa, all'alba delle consultazioni che a Maggio dovranno scegliere il nuovo parlamento europeo, che in cinque anni ha perso definitavemente la sua impronta socialdemocratica che proveniva dalla reazione all'evoluzione dell'impero sovietico e all'involuzione di tutte le nazioni che sono uscite da questo giogo, diventando prima scheggie impazzite e con poche speranze, a potenze mediamente temute ma molto allenate nel fingere di essere democratiche.

Della paura se ne avvantaggeranno non pochi, sono coloro che giocano sui sensi di colpa della gente che temono il cambiamento per non essere artefici di qualcosa che sarà peggiore di quello che c'è sempre stato. La globalizzazione ha spinto i mercati fino alle zone impervie della povertà. Ora l'Europa deve fare i conti con la reazione, con le forze conservatrici che si sono avvantaggiate del dissenso; un'onda che assomiglia molto a quello che nacque in Germania e voleva risolvere il problema della disoccupazione e della povertà. Si può essere di destra o di sinistra ma l'oggettivazione di un processo storico è sempre altra cosa, e la lettura del clamore visivo che un incendio del genere provoca, parla chiaro al riguardo.

La croce della discordia è l'essenza della spiritualità dell'uomo : alla fine dei conti restano solo gli ultimi scritti di Papa Ratzinger, che lamentava la degradazione della chiesa soprattutto nella direzione di quella irreversibile proprietà a divinis che essa doveva sostenere nei secoli, e che è andata a morire. I ministri della Chiesa non potevano essere persone qualsiasi ma speciali, ispirati dalla croce e portatori celesti della parole e del compito del Signore. Quella croce che brucia è un richiamo a qualcosa di molto profondo, che facilmente sarà strumentalizzato all'alba di un altro cambiamento, come i milioni di esseri umani che perirono nella Prima Guerra Mondiale per una ragione che ad oggi molti non conoscono.

 

 

Versailles : Gli stati vincitori della Grande Guerra

  BRUNO RUSSO  

NAPOLI III WORKSHOP NAZIONALE 'HOT TOPICS IN INFTTIVOLOGIA'

NAPOLI III WORKSHOP NAZIONALE 'HOT TOPICS IN INFTTIVOLOGIA' - IL CORRIERE BLU

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

A Napoli il III Workshop Nazionale “Hot Topics in Infettivologia”

HIV: MENO FARMACI PER UNA VITA NORMALE DEI PAZIENTI

RESTA L’ALLARME CONTAGI: 120 ALL'ANNO SOLO AL COTUGNO

Tutti i progressi nella ricerca per la cura dell’HIV saranno illustrati dagli specialisti dell’Ospedale Cotugno, vera eccellenza campana nel trattamento delle malattie infettive, centro di riferimento regionale per meningiti ed encefaliti cui fanno riferimento anche gli altri ospedali della zona. Dalla mortalità certa degli anni ’80 alle cure attuali con somministrazioni sempre più distanziate nel tempo, le nuove terapie dell’HIV sono compatibili con i farmaci presi da pazienti avanti negli anni, sono molto meno tossiche e garantiscono una miglior qualità della vita al paziente oltre ad avere una aspettativa di vita uguale a quella di chi non è malato. Inoltre la terapia, seguita correttamente per un congruo periodo di tempo, ha comportato una riduzione del rischio di trasmissione dell’infezione al partner a livelli trascurabili, migliorando così la vita di relazione sociale e familiare”.  Resta l’allarme per il calo dell’attenzione e la poca informazione soprattutto tra i giovani

 

Napoli, 26 settembre 2019 – Terapie sempre più vicine alle esigenze del paziente, meno farmaci da assumere quotidianamente, meno effetti collaterali e uno stile di vita “normale”, quasi uguale a quello di chi non è sieropositivo. Sono le nuove frontiere della ricerca sull’HIV di cui si parla a Napoli in occasione del III Workshop Nazionale “Hot Topics in Infettivologia” che si svolgerà  il 26-27 settembre (Hotel Royal Continental). Scopo del convegno è la presentazione delle più significative novità nel campo delle malattie infettive ad un pubblico di specialisti interessati. La ricerca infatti ha fatto passi da gigante e con le terapie attuali l’aspettativa di vita di chi è sieropositivo è quasi sovrapponibile a quella di chi non ha contratto l’infezione; inoltre le molecole a disposizione oggi riducono quasi a zero gli effetti tossici nel lungo periodo e hanno diminuito drasticamente il numero di farmaci da assumere. Se con l’attuale standard terapeutico infatti le persone con HIV assumono tre o quattro farmaci ogni giorno, il presente è già caratterizzato dal regime a due farmaci -noto con la sigla internazionale 2DR- ed il futuro si annuncia particolarmente interessante, grazie alla presenza di studi molto avanzati per associazioni a due farmaci da somministrare per via intramuscolare ogni 1-2 mesi. Centrale, in ogni caso, è il ruolo dell’Infettivologo, attore principale nelle scelte diagnostiche e terapeutiche sia a livello ospedaliero che territoriale.

 

Questo convegno spazierà su tutte le problematiche dell’infettivologia – afferma Rodolfo Punzi, Direttore Dipartimento Malattie infettive e Urgenze Infettivologiche: dall’HIV alle patologie epatiche fino ai trapianti di fegato, dalla cura per la tubercolosi all’antibioticoterapia e all’antibioticoresistenza. Cinque divisioni coinvolte nel convegno, per dimostrare la grande sinergia esistente nella nostra struttura. La nostra specializzazione sull’HIV è altissima, il nostro laboratorio di microbiologia è un vero centro di eccellenza, tecnologicamente avanzatissimo, che funziona h24 e che dà risposte anche alle richieste provenienti dagli altri ospedali della regione. Sull’HIV abbiamo un servizio di ospedalizzazione domiciliare e un servizio per la profilassi pre e post-esposizione che può interessare sia le coppie discordanti con un partner sieropositivo e uno negativo, sia chi ha atteggiamenti che potrebbero rivelarsi sessualmente a rischio”.   

 

Per comprendere questo fenomeno con gli occhi di oggi serve capire cosa sta accadendo, quali sono i comportamenti e quindi i numeri reali. “A livello nazionale – spiega Vincenzo Sangiovanni, direttore U.O.C. Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso l’infezione da HIV non dà segni di flessione perché purtroppo la soglia di attenzione calata rispetto agli esordi della malattia. In Italia registriamo 3500-4000 nuovi casi all’anno; in Campania solo nell’ambito del Polo Infettivologico rappresentato dall’Azienda dei Colli e dal Complesso Ospedaliero Cotugno seguiamo circa 2200 pazienti e registriamo 100-120 nuovi casi annui. Nelle altre strutture ospedaliere ne registriamo nel complesso circa 50-60. Purtroppo, in più del 30% dei casi, i pazienti si presentano già con una malattia avanzata dato che l’infezione si manifesta in modo silenzioso e subdolo. Anche se la malattia è trasversale, i più a rischio sono i soggetti con una attività sessuale libera e promiscua, soprattutto tra i giovani che sono completamente disinformati sulla problematica. Per questo è fondamentale l’attività di prevenzione, formazione e informazione. Per esempio da noi è possibile fare il test di screening per l’infezione da HIV nel più totale anonimato, in maniera gratuita, senza prenotazione e senza impegnativa del medico curante, insieme a molti altri servizi e counselling”.

 

Sono decisamente lontani gli anni in cui la malattia, che aveva colpito icone mondiali, veniva definita la “peste del 2000”, poiché non lasciava scampo e condannava i pazienti ad un destino di morte in solitudine ed emarginazione. “In Italia la malattia è arrivata nella metà degli anni ’80 – conferma Elio Manzillo, Direttore U.O.C. Immunodeficienze e malattie dell’emigrazione –. I primi farmaci con cui siamo riusciti a fronteggiarla nella seconda metà degli anni ’80 sono stati gli NRTI che ancora oggi sono utilizzati. Negli anni ’90 sono arrivati gli inibitori della proteasi, con cui siamo riusciti ad evitare la progressione e la morte del paziente, anche se il numero di pillole e gli effetti collaterali erano molto tossici. Le cure attuali hanno migliorato la qualità della vita delle persone affette da infezione da HIV grazie a terapie antiretrovirali con numero ridotto di farmaci rispetto a quelle utilizzate in precedenza, terapie di combinazione STR che prevedono una sola compressa al giorno con efficacia e potenza elevatissime ed effetti collaterali minimi. La conseguenza di tutto questo è che la mortalità da HIV oggi è crollata al punto che oggi muore solo chi non sa di avere l’HIV o chi non si sottopone regolarmente alla terapia”.

 

Le numerose e recenti acquisizioni scientifiche– conclude Vincenzo Esposito, Direttore U.O.C. Immunodeficienze e Malattie Infettive di Generehanno dunque drasticamente modificato l’aspetto dell’infezione da HIV, trasformandola da una patologia letale ed invalidante ad una patologia cronica. Considerato che i progressi scientifici in merito alla terapia antiretrovirale sono avvenuti in un arco temporale relativamente breve, ci si trova davanti ad una sorta di miracolo scientifico. Negli anni ’80 la mortalità era del 100 per cento, ora grazie alle nuove terapie il paziente presenta una aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale.  Non solo. Al centro c’è la gestione ottimale di una terapia oggi molto semplice da assumere, nella maggior parte dei casi costituita da una singola compressa con tre differenti principi attivi, da assumere una sola volta al giorno, senza modificare le abitudini di vita, gli orari di lavoro o dei pasti. Recenti studi scientifici hanno dimostrato, inoltre, la possibilità di raggiungere questi stessi effetti terapeutici con la somministrazione di solo due principi attivi (2DR), la cui co-formulazione in una singola compressa sarà a breve disponibile, nonché la prospettiva di utilizzare formulazioni long-acting, da somministrare per via intramuscolare ogni uno-due mesi, già in avanzato stato di sperimentazione e ad oggi rese disponibili dall’azienda farmaceutica che ne concede l’uso in maniera compassionevole, cioè in casi selezionati di pazienti con ridotte alternative terapeutiche”.

 

-          Approfondimento

 

Oltre all’HIV naturalmente sono molte altre le problematiche cui si deve fare fronte nell’ambito dell’infettivologia. “Da sempre – riprende il prof. Punzi – il Cotugno è in prima linea sul territorio con tutte le divisioni: siamo il centro di riferimento in Campania per il trattamento dell’epatite acuta fulminante in rete con il Cardarelli per la terapia trapiantologica. Ricordo inoltre che abbiamo trattato con 4300 pazienti sin dal 2015, anno dell’immissione in commercio dei nuovi farmaci anti epatite e che nel nostro presidio ospedaliero è presente una unità operativa complessa di eco-interventistica per il trattamento dei tumori primitivi e secondari del fegato. Collaboriamo con il Monaldi per patologie cardiache correlate alle infezioni dei devices intracardiaci, siamo il centro di riferimento regionale per meningiti, encefaliti e malattie infettive respiratorie come la tubercolosi. Inoltre, apriremo a breve un centro vaccinale per i pazienti fragili, per esempio quelli affetti da HIV per le vaccinazioni raccomandate dal piano vaccinale Nazionale, perché con loro si crea un rapporto quotidiano e da noi possono godere di maggior tranquillità e riservatezza”.

 

 

Riservatezza e assistenza di cui questi pazienti hanno assolutamente bisogno. “Ad esempio durante il colloquio precedente il prelievo ematico – spiega il prof. Sangiovanni – il paziente viene informato sulla modalità di trasmissione, sul rischio effettivo di trasmissione dell’infezione a seconda del fattore di rischio dichiarato, sulla tempistica per i successivi eventuali controlli e su come ridurre al minimo il rischio di infezione, educando I pazienti ad avere comportamenti sessuali più sicuri. Entro 2-3 giorni i risultati del test sono pronti e sono consegnati direttamente al paziente che è contraddistinto solo da un codice alfanumerico. Il nostro personale è preparato anche nel sostenerlo nel momento in cui il test risultasse positivo per infezione da HIV; in questo caso viene subito preso in carico ed indirizzato in 7-10 giorni verso la terapia più indicata dato che studi clinici internazionali hanno dimostrato che prima si sopprime la carica virale e migliore è l’outcome del paziente”.

 

I nuovi farmaci – prosegue il prof. Manzillohanno ridotto enormemente il potere infettante e soprattutto hanno ripristinato le difese immunitarie del paziente colpito da HIV. Quest’ultimo aspetto è rilevante se consideriamo che la malattia colpisce tutti in quanto legata alla trasmissione per via sessuale, e che oggi trattiamo anche pazienti over 50 e 60 che assumono farmaci per altre patologie. Se consideriamo che un soggetto cardiopatico o diabetico prende tre quattro o più compresse al giorno il paziente con infezione da HIV può arrivare a prenderne una o due al giorno. Inoltre, i farmaci di cui disponiamo possono essere assunti con poche e gestibili o assenti interazioni con altri farmaci. Il sessantenne diabetico e/o cardiopatico può prendere i farmaci antiretrovirali sotto controllo dell’infettivologo”.  

 

“Inoltre – conclude il prof. Espositonon dimentichiamo che il fine ultimo della nostra attività medica è garantire che i portatori di questa infezione abbiano una buona qualità di vita. Inoltre la terapia, seguita correttamente per un congruo periodo di tempo, ha comportato una riduzione del rischio di trasmissione dell’infezione al partner a livelli trascurabili, migliorando così la vita di relazione sociale e familiare”.

 

 

Simonetta de Chiara Ruffo

 

 

CRONACHE DAL VATICANO....Il miracolo di San Gennaro e la mostra del suo tesoro

Un tesoro assemblato nei secoli
CRONACHE DAL VATICANO....Il miracolo di San Gennaro e la mostra del suo tesoro - IL CORRIERE BLU

Dopo  la mostra del tesoro di San Gennero nella sua interezza, si è svolto il 19 Settembre il miracolo del sangue del martire che si scioglie nell'ampolla: scienza o mistero? Intanto l'avvenimento segue la grande mostra del suo tesoro.  E' la prima volta che il tesoro definito più grande e riccoal mondo, viene mostrato integralmente in sette siti della città opportunamente scelti e organizzati, nel quartiere ove si celebra la ricorrenza della liquefazione del sangue del Santo. Gemme preziose e rare, per tesori di inestimabili valore la cui composizione ha richiesto nel passato anche più di 200 anni. Un evento quindi di proporzione internazionale, che viene riproposto ogni anno nelle sedi del centro antico di Napoli, e che ha consentito anche l'apertura di alcune antiche porte della città. Alcuni pezzi del tesoro, hanno richiesto ben 250 anni per essere definitivamente composti, previo molteplici donazioni di nobili e potenti. Pietre di incredibile bellezza che provengono soprattutto dall'America andina, precisamente dal popolo dei Maya che avevano una particolatre disponibilità di preziosi e di oro. Gli spagnoli feceroi man bassa di queste ricchezze, per fonderle e adoperarle in Patria. L'opera feconda di alcuni padri presenti tra i soldati di Cortez e Pizarro fecero si che alcune pietre sono state conservate fino ad essere custodite dalla stessa Curia, che le ha adoperate nei secoli per costruirvi tesori di inestimabile bellezza, assemblati e costruiti grazie a donazioni e benevolenze dei regnanti, e dei nobili.  Intanto il miracolo è avvenuto di notte, durante il primo acquazzone e nel bel mezzo delle polemiche che riguardano la data di celebrazione.

IL LIBRO: nostalgia del desiderio. la filosofia che nasce a napoli

Filosofia Fuori le Mura

è lieta di presentare

il libro

 

Nostalgia del desiderio. La filosofia che nasce a Napoli

di Giuseppe Ferraro (ed. Castelvecchi)

 

30 settembre 2019 ore 17.30

La Feltrinelli – Napoli, Via S. Caterina a Chiaia 23


Dalla scuola virgiliana di Posillipo – ispirata all’epicureo piacere del vivere –, la filosofia che nasce a Napoli segue le vie del Centro Storico fino alla casa di Metronatte, dove Seneca non mancava una lezione. Passando per la biblioteca di Tommaso d’Aquino, s’incrociano Giambattista Vico e Benedetto Croce che discutono di dignità e istituzioni seduti in un caffè di piazza San Domenico Maggiore, mentre per via Toledo, Giacomo Leopardi è assorto nella sua amarezza. Nostalgia del desiderio ripercorre la storia del pensiero che Napoli ha prodotto, andando oltre i confini della città per assumere una forza politica e educativa, che parla di relazioni affettive e sentimento. Parallelamente, è anche il racconto della filosofia della “napoletanità”, del nascere (o diventare) napoletani, perché mai come in questa città è vero e decisivo il legame tra il modo in cui si è e il luogo che si abita, con tutta la sua bellezza e tutte le sue problematiche. E allora «siano perdonati», come scriveva Goethe, «tutti coloro che a Napoli escono di senno».

 

Assieme all'autore ne parleranno Nino Daniele e Maurizio de Giovanni. Omaggio a Pino Daniele con  il contrabbasso del maestro Gianni Stocco.

Napoli è come è sempre stata. Bisogna provarla, perché si sbaglia sempre a parlarne per luoghi comuni. Napoli si può raccontare, non giudicare. Fa eccezione. È singolare. Parla solo a chi la prova. Bisogna parlarsi dentro di Napoli. Sentirla. Viverla. Esserne strada, vicolo, vento, tufo, piperno, colore e calore, mare, voce. Prima e poi, “continuamente”, si mette di traverso in ogni discussione, quale che sia, si fa sentire, “si mette sempre in mezzo”, arriva puntuale il suo richiamo, prima negativo e poi di gloria di riscatto. È un confine interiore. Napoli è persona. Ne parliamo sempre parlandole. E come per le persone care, a dirne male può solo chi le ama, nessun altro può permettersi l’ingiuria. Il dolore che ci riserva la sua condizione sa sempre di amore. Napoli è sul confine della felicità, appena a un passo dall’essere così come è, bellissima.

Giuseppe Ferraro


Già professore di Filosofia Morale alla Federico II di Napoli, tiene corsi di filosofia nelle carceri e nei luoghi d’eccezione, “nei quartieri del buon Dio” delle periferie del mondo e nelle scuole cosiddette “a rischio”. È responsabile di “Filosofia fuori le mura”, scuola d’arte e filosofia. Ha insegnato alla Ludwigsuniversität di Friburgo. Ha curato edizioni e traduzioni di testi di Husserl e Nietzsche. Tra le sue ultime opere: La porta di Parmenide (2018), Bambini in filosofia e Imparare ad amare (2015).

 

 

L'ECONOMIA DELLA CULTURA

IL SABATO DELLE IDEE

L’Economia della Cultura

 Addis Abeba, novanta Ong per il primo meeting per battere Tbc e povertà

Da Torino a Catania: gli studiosi italiani di economia della cultura

si confrontano al Sabato delle Idee

 

 

Con la partecipazione del consigliere per la cultura

della Presidenza della Regione Campania Sebastiano Maffettone

 

Al termine dell’incontro visita guidata alla Mostra

“Le Cattedrali dell’effimero”

Il dopo Expo: una riflessione iconografica sulle grandi esposizioni

 

 

Sabato 28 Novembre ore 10.30

 

Accademia di Belle Arti di Napoli

Via Santa Maria di Costantinopoli 107, Napoli

 

 

 

Comunicato Stampa

 

 

Dopo il grande successo del ciclo di incontri tematici dedicati alla Geopolitica, sabato 28 novembre alle ore 10.30 ritorna il tradizionale appuntamento mensile con “Il Sabato delle Idee”, che stavolta, nel suo giro itinerante tra le istituzioni culturali e accademiche della città, farà tappa all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

 

 

Sul tavolo della discussione ci sarà un tema nevralgico per la crescita del Mezzogiorno e dell’intero Paese: l’economia della cultura, con un dibattito a più voci, tra i massimi studiosi nazionali del settore, che sarà introdotto come di consueto da Lucio d’Alessandro, Rettore dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Gaetano Manfredi, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, e da Marco Salvatore, fondatore del Sabato delle Idee.

 

In apertura dei lavori gli interventi di Paolo Ricci, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Massimo Marrelli, professore emerito di Scienza delle Finanze all’Università Federico II, presidente della Fondazione Castel Capuano e coordinatore scientifico di questo incontro de “Il Sabato delle Idee”.

 

“Il binomio cultura-economia - anticipa Marrelli - è stato considerato dall’ortodossia accademica con sospetto fino a qualche decennio fa. Giocavano a suo sfavore l’idea che il prezzo o il denaro rappresentassero uno svilimento della cultura oppure, tra i più avveduti, che il paradigma analitico della nuova disciplina fosse ancora scientificamente inadeguato. Quarant’anni di studi e ricerche sull’economia dell’arte e della cultura hanno ribaltato tale giudizio negativo accrescendo la conoscenza di un fenomeno, la cultura, assolutamente pervasivo di ogni attività umana.  In questi anni, però, si è dimostrato che esiste una connessione tra l’ambiente culturale in cui si manifestano le attività economiche e gli effetti economici stessi”.

 

Con l’obiettivo di alimentare la riflessione lanciando nuove proposte al tavolo dei relatori, coordinato da Marco Pagano, docente di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Federico II, ci saranno Enrico Eraldo Bertacchini, docente di Economia della cultura all’Università degli Studi di Torino, Alessio D'Auria, docente di Economia dei beni culturali all’Università Suor Orsola Benincasa, Armando Massarenti, direttore dell’inserto culturale “Il Sole 24 Ore Domenica”, e Romilda Rizzo, docente di Scienza delle Finanze all’Università degli Studi di Catania.

 

Dopo le idee degli studiosi e la raccolta delle idee del pubblico le conclusioni saranno affidate a Sebastiano Maffettone, consigliere per la cultura della Presidenza della Regione Campania.

 

La Mostra su “Le Cattedrali dell’effimero”.

Il dopo Expo: una riflessione iconografica sulle grandi esposizioni

 

 Il Sabato delle Idee all’Accademia di Belle Arti sarà anche l’occasione per visitare la mostra “Le cattedrali dell'effimero. Viaggio bibliografico, iconografico e documentario attraverso le grandi esposizioni” a cura di Barbara Costantino e Manuela D’Agostino della Biblioteca “Anna Caputi” dell'Accademia di Belle Arti di Napoli.

 

L’esperienza di Milano Expo 2015 insegna: le costruzioni mastodontiche per le grandi esposizioni hanno spesso avuto una vita brevissima, lunga solo sei mesi, in media. E proprio alle strutture, per la maggior parte effimere, realizzate appositamente per le grandi esposizioni universali (la prima delle quali venne organizzata a Londra nel 1851), è dedicata la mostra  “Le cattedrali dell’effimero”.

 

 

 

Il Sabato delle Idee

 

“Il Sabato delle Idee” è un’iniziativa ideata nel 2009 dall’Istituto SDN di Ricerca Diagnostica e Nucleare e dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con l’obiettivo di far sorgere a Napoli nuovi spazi di discussione e di “risvegliare” la riflessione ma soprattutto la produzione di nuove idee nella società civile e nella classe dirigente nazionale, partendo da Napoli.  E già dalla seconda edizione del Sabato delle Idee l’allargamento dei partner dell’iniziativa ha dimostrato come nella città di Napoli vi siano tante realtà scientifiche e culturali che hanno passione e capacità per impegnarsi nel rilancio della città. L’auspicio è che la rete delle eccellenze campane che scelgono di lavorare insieme possa crescere sempre di più, per realizzare l’obiettivo fondante del Sabato delle Idee: promuovere l’impegno civile, la partecipazione ragionata e la realizzazione di progetti concreti per lo sviluppo di Napoli e del Mezzogiorno contro l’indifferenza, la rassegnazione ed il pessimismo.

 

 

 

 

Ufficio Stampa e Comunicazione

Dott. Roberto Conte
Tel-Fax  081-2522347
Cell. 380-7123104
ufficiostampa@unisob.na.it

 

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                                           Ritardi di pagamento: i Giovani di Confapi presentano 10 proposte

                                                              per ridurre i tempi a costo zero per lo Stato

PMIPresidente Unionchimica Delio DalolaCasasco

 

 

Dieci proposte a costo zero per lo Stato e per gli Enti Locali per risolvere il problema dei tempi di pagamento di Pubblica Amministrazione e privati e ridare slancio all'economia. Le hanno presentate questa mattina a Roma i Giovani di Confapi in occasione del loro congresso nazionale in corso nella Sala Capranichetta a Piazza di Montecitorio.
Le proposte presentate dal presidente dei Giovani di Confapi Angelo Bruscino fanno parte di uno studio realizzato dall'Osservatorio sui Tempi di Pagamento coordinato  dal Docente di Bilancio Consolidato e Analisi di Bilancio all’Università degli studi del Piemonte Orientale Paolo Esposito.

Dal lavoro di ricerca condotto, emergono  dieci proposte normative e soluzioni manageriali sui ritardi dei tempi medi di pagamento che sono: non fallibilità per PMI affette da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento (con una relativa modifica della Legge Fallimentare), sospensione fiscale per le PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento, da  Acconti Irpef, IRES, IRAP; esenzione da verifica DURC con fissazione soglia per gli importi inferiori a 10 mila euro  a carico delle  PMI affette da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento; intervento Normativo  per PMI affette da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento, che preveda il raddoppio dei termini per il rateizzo di debiti tributari iscritti a ruolo  (240 mesi – raddoppio dei termini da 10 anni a 20 anni) – Patto con Equitalia e INPS; istituzione di un Fondo Nazionale di garanzia che supporti finanziariamente  PMI affetta da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento  (con Cassa Depositi e Prestiti e CCIAA); emissione di Titoli di Stato che supportino finanziariamente  PMI affetta da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento  (Cassa Depositi e Prestiti ); baratto/transazioni con monete complementari per le PMI affette da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento (esperienza inglese del Comune di Bristol); estensione normativa del  JOB ACT per PMI affette da ritardi dei Tempi Medi di Pagamento; “Prompt Payment Act” Italiano – Codice etico per le PMI che aderiscono volontariamente obbligandosi a “pagamenti liquidabili responsabilmente” nei 30 giorni dall’emissione delle fatture e l'accordo con Equitalia e Inps (attraverso un intervento normativo) prevedendo il raddoppio dei termini per il rateizzo previdenziale, tributario, esattoriale con sospensione coattiva dei recuperi erariali.

Ad aprire il congresso sono stati i saluti del Presidente Nazionale di Confapi Maurizio Casasco e la relazione del Presidente Giovani Imprenditori Confapi Angelo Bruscino. Seguiranno nella mattinata gli interventi del  Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze  Enrico Zanetti e del Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo  Antonio Tajani, moderati dal Vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano.

"Fino a quando le imprese- dichiara Angelo Bruscino -  potranno fare da banca allo Stato sottraendo così risorse alla ricerca e all'innovazione di processi e di prodotti? In Italia sono ancora migliaia le aziende che quest'anno falliranno a causa di crediti non pagati nonostante le evoluzioni normative, l'obbligo europeo ed il continuo richiamo a normalizzare nel nostro paese sul tema dei tempi di pagamento, la situazione resta gravissima. In questi anni di crisi - continua Bruscino - al danno spesso si è aggiunta anche la beffa subita da moltissime PMI "morire di credito", i mancati pagamenti per beni e servizi resi, sono tra i tanti problemi quelli che contribuiscono a scoraggiare fortemente la ripresa nello Stivale. Molte imprese si ritrovano schiacciate tra il credit crunch e tra clienti che non pagano generando così una spirale che si ripercuote sui fornitori ed i dipendenti.

I giovani imprenditori, che più degli altri sentono l'esigenza ed il bisogno di normalizzare l'eco-sistema di questo paese, il prossimo 11 dicembre affideranno al governo, all'Europa ed al Parlamento le loro proposte per attivare 10 pratiche, immediate e possibili soluzioni. Chiediamo che ci venga riconosciuto, come operatori economici di questo paese, il diritto di costruire imprese che abbiano la possibilità di crescere in un'Italia che agevoli ed incoraggi i suoi migliori talenti e che ci chieda di competere alla pari con il resto del Mondo, per questo abbiamo scelto la proposta alla protesta, perché noi crediamo ancora che qui sia possibile realizzare il nostro domani, non andiamo via, restiamo e costruiamo qui i nostri sogni, le nostre PMI perché un'Italia senza i suoi giovani imprenditori è un paese più povero e senza futuro".

Nel pomeriggio interverranno il Componente Commissione Industria della Camera dei Deputati   Leonardo Impegno, il Componente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati  Giovanni Palladino, la Vice Presidente Nazionale Giovani Imprenditori Confapi Valeria Barletta  e il Consigliere Api Lecco Guido Bonaiti.  

Per interviste e accrediti:
Sara Napolitano giovaniconfapi@gmail.com - 3203610607

Segue la relazione di apertura del Presidente Angelo Bruscino

Un altro anno è passato e non è facile guardarsi indietro perché oggi il nostro sguardo è quello dei sopravvissuti. Anche in questo 2015 la lista delle PMI fallite si è allungata di circa 53 imprese al giorno che si aggiungono alle 80.000 degli ultimi sette anni di crisi che hanno profondamente segnato il nostro Paese.
Una fotografia di uomini e donne di questa Italia che hanno visto spegnersi la loro possibilità di futuro, di uno Stato che ha letteralmente bruciato un immenso capitale di creatività, innovazione, lavoro, spesso a causa delle sue storture ed ingiustizie.
Potremmo elencare migliaia di questioni ancora aperte, dalla burocrazia inefficiente, dai tempi di definizione di un giudizio, dall’assenza di servizi essenziali in molte aree del Paese. Ma la più odiosa ed ipocrita delle condizioni che hanno condannato migliaia di persone e di aziende al fallimento è senza dubbio l’incapacità della Pubblica Amministrazione e delle società direttamente o indirettamente controllate dallo Stato di onorare i propri debiti, per una cifra mostruosa che si ipotizza superi i 70 miliardi di euro.
A nulla o a poco sono servite nel corso di questi anni le richieste, gli appelli, la disperazione di chi chiedeva uno Stato più giusto ad un’Italia che sa sempre prendere e mai dare, che ti obbliga all’assurdo regime fiscale che pone a nostro carico una tassazione insostenibile, senza poi onorare le sue stesse regole.
Se quest’anno sarà ricordato come quello in cui finalmente sembra essere ritornato un segno più (di uno zero virgola) alla crescita del Pil, noi Giovani Imprenditori di Confapi continueremo a pensare di vivere in un Paese schizofrenico, dove si continua a caricare sulle nostre spalle il peso insopportabile ed opprimente di chi sa usarti solo come cassa.
Per queste ragioni, per la nostra natura di Giovani, per il nostro background imprenditoriale che ci pone sempre davanti ad un problema con un’azione ed una proposta per risolverlo, abbiamo deciso di condividere questo momento per affidare al Governo, all’Europa ed al Parlamento 10 punti utili alle PMI per risolvere i ritardi dei tempi medi di pagamento.
Dal lavoro di ricerca condotto dal professor Esposito per i Giovani Imprenditori di Confapi emergono alcune proposte normative che qui elenchiamo :
Non fallibilità per PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento (Modifica della Legge Fallimentare);
Sospensione fiscale per PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento dal II Acconto Irpef, IRES, IRAP;
Esenzione da verifica DURC con fissazione soglia per gli importi inferiori a 10.000,00 euro (al pari dell’esenzione da verifica fiscale Equitalia) per le PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento;

Intervento normativo per PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento, che preveda il raddoppio dei termini per il rateizzo di debiti tributari iscritti a ruolo (240 mesi – raddoppio dei termini da 10 anni a 20 anni) – Patto con Equitalia e INPS;
Istituzione di un Fondo Nazionale di garanzia che supporti finanziariamente le PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento (con Cassa Depositi e Prestiti e CCIAA);
Emissione di Titoli di Stato che supportino finanziariamente le PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento (Cassa Depositi e Prestiti );
Baratto/transazioni, con monete complementari per le PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento (esperienza inglese del Comune di Bristol);
Estensione normativa del JOBS ACT per PMI affette da ritardi dei tempi medi di pagamento;
“Prompt Payment Act” Italiano – Codice etico per le PMI “pagamenti responsabili” nei 30 giorni dall’emissione delle fatture;
Accordo con Equitalia e Inps (attraverso intervento normativo) richiedendo il raddoppio dei termini per il rateizzo previdenziale, tributario, esattoriale con sospensione coattiva dei recuperi erariali.
Queste idee, che siamo pronti a supportare sotto il profilo tecnico in qualsiasi sede, sono una risposta a quella che prima di tutto consideriamo una condizione di normalità necessaria alla sopravvivenza del nostro sistema economico.
Il recupero di quote di crescita non si deve contare solo nei numeri, ma nella ritrovata fiducia in un Paese che sa assolvere il suo compito di regolatore giusto del mercato, di cliente e fornitore onesto e non di predatore onnivoro di imprese, uomini, donne e speranze.
Molte aziende oggi basano la loro costruzione, la loro nascita, il loro spirito sulla fiducia che il nostro sistema sa infondere loro e non c’è nulla che dia maggior sicurezza di chi sa onorare i propri debiti.
Se non vogliamo perdere altre opportunità, altro domani, altri cervelli, altri straordinari ragazzi dobbiamo fare tutti la nostra parte: noi che abbiamo deciso di restare ed investire sogni, vita e denaro in Italia sentiamo di fare nostra ogni giorno la sfida per un domani di crescita.
Se ci riflettete non chiediamo nulla se non la possibilità di considerarci figli di un’Italia degna del suo ruolo, della sua storia ed in definitiva degna anche di noi.

Comunicato a cura dell'Ufficio Stampa di Sara Napolitano

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  L'ECONOMIA DELLE CAVALLETTE: La corte di Strasburrgo ha deciso di modificare la nostra alimentazione.

  

Strasburgo, bella come mai; con le sue luci notturne che sembrano raccordarsi lungo un panorama plumbeo e misterioso, mettendo insieme palazzi incantevoli....

 Chissà quante persone sanno che nell’amena città di Strasburgo staziona il Parlamento Europeo, un accolito fondamentale negli anni addietro ritenuto poco rappresentativo e inutile dal punto di vista politico esecutivo. Il motivo si trovava nello sfasamento tra elezioni europee e elezioni politiche nella maggior parte degli Stati membri, che fecero in un momento in cui in Europa trionfavano i partiti conservatori e in Italia Forza Italia, formare un parlamento comunitario dove comandava ancora la socialdemocrazia e la maggior parte dei partiti della sinistra europea; molti dei quali legati ancora ad un antico significato dello stesso socialismo democratico e posto alla base della stessa formazione dell’Unione Europea. Ciò creò ovviamente un motore asincrono che non portava a risultati comuni.

 

Non solo, lo stesso ‘essere’ portò a ritenere, solo all’inizio, una Merkel di destra perché rappresentava il partito democratico tedesco che all’atto del suo primo governo, dovette formare le lunghe intese e mettere da parte l’egemonia della socialdemocrazia teutonica preesistente.

Si dava tanta poca importanza al Parlamento Europeo che si riteneva sufficiente doverlo rinnovare molto più raramente rispetto ai cambiamenti che caratterizzavano l’evoluzione degli Stati Europei.

 

Tra i tanti cambiamenti che in materia economica, hanno caratterizzato il triste panorama economico degli ultimi anni, pochi si sono accorti poi del rafforzamento ricevuto dallo stesso Parlamento Europeo senza che siano minimamente cambiate le regole politiche che stanno alla base della sua prima Costituzione: ovviamente ciò che è cambiato invece sono le regole economiche, perché uno scenario globale mal analizzato, ha reso necessario nel momento in cui molte potenze povere sono diventate magicamente ricche, chiamandosi Paesi Emergenti, stigmatizzare i rapporti socio imprenditoriali con gli stessi per quel mercato allargato che ha permesso a molti governi e governanti, di salvare la grossa imprenditoria interna.

 Un esempio trovasi nei Paesi dell’ex Unione Sovietica: il processo enunciato ha permesso  di entrare in Europa con le ossa rotte dopo la disgregazione del muro, e di portarsi in pochi anni a crescite del pil che noi ci possiamo solo sognare. Sono i Paesi nei quali si muovono le rotte del petrolio e dei nuovi gasdotti che si costruiranno definitivamente nei prossimi anni, e nelle cui fondamenta sono inserite molte imprese italiane e campane in particolare; ricordando che sono tantissime le aziende del sud che lavorano in campo energetico; nel campo ambientale e delle risorse alternative.

 Continuando in un discorso del genere, cosa che non è il caso per ora affrontare, appartenendo ad altra materia, porterebbe ancor di più a capire un concetto molto semplice: ciò che rappresentava strumentalmente difficile negli anni addietro, oggi è una delle poche scappatoie dell’industria nazionale che nella crisi politica ed istituzionale che ci comprende, cerca di svolgere un ruolo diverso, che alla fine risulta più politico amministrativo che socio economico. In sintesi: sono i più forti economicamente che comandano in assoluta e che per invitarli alla nostra tavola e alla scrivania degli accordi, cerchiamo di adeguarci al massimo alla loro cultura, alle loro tradizioni e al loro modo di fare.

 Da tale punto di vista perché ci vogliamo meravigliare se Strasburgo approva l’introduzione di alghe, insetti e altri simpatici animali, nei nostri alimenti futuri, senza contare la rabbia di coloro a cui fa vomitare solo il pensiero, per non parlare del bon ton dell’eleganza culinaria? Se una famiglia per andare avanti socialmente, deve accettare usi e costumi di coloro che entreranno nella propria egida lavorativa e sentimentale, e cerca di ‘sposare’ per una buona comunicazione i colori, la musica , l’arte e la cucina degli stessi, perché oggi meravigliarsi che avvenga anche a livello comunitario?

 Qualcuno diceva che in questa era planetaria, il denaro avrebbe ottenuto il mondo, e noi abbiamo creduto che  la ricchezza impedisse di entrare in una cruna d’ago: cerchiamo invece di immaginare che il vero problema è il potere non il denaro; qualcosa di molto più ‘sottile’ e psicologico , perché l’economia è sorta dalle ceneri degli imperi per portare libertà. Molti oggi l’usano per opprimere e distruggere il prossimo, influenzando la vita sul pianeta: sono disposti anche a cibarsi di radici  e poi, come diceva Lucio Battisti, ma non potranno mai affermare : ‘Il mio canto libero sei tu’. 

 

Bruno Russo

 

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 IL RICORDO: I 25 ANNI DEL CENTRO STUDI ERICH FROMM 

 

 

La celebrazione del 25° anniversario di attività del "Centro StudiErich Fromm " ( Presidente Silvana Lautieri ) e del suo periodico    ESSERE (  direttore responsabile Antonio Talamo   ) si   è tenuta il  1° Ottobre 2015, alle ore 18,00 presso la  Sala   Mediatica   dell'Institut Francais  di Napoli  ( direttore responsabile Console Generale di Francia per il Sud Italia Jean Paul Seytre), in Via Crispi 86 Napoli.

 

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 Occorre ridimensionare troppo spesso il nostro pensiero, perché  la realtà non ci permette a lungo di avere grandi idee, specialmente se sono storicamente collegate ai fallimenti ideologici della storia. Un senso di conseguente sconforto avvolge l'uomo del nuovo secolo, trovandosi di fronte al crollo di tali tentativi, non avendo essi saputo anteporre alle crisi, la forza dell'intelletto e avendo spesso toccato i livelli negativi dell'autoritarismo e della negazione. Di fronte alla ricerca quasi mistica, di una nuova identificazione dell'individuo ed evitando di anteporre ad esso le adesioni ingannevoli dedotte dalla massa, occorre riportare il tutto, all'essere umano inteso come forza pensante, che pretende certezze al di fuori della relatività del proprio divenire. 

 

Bruno Russo - Consigliere del Centro Studi Erich Fromm

 

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