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AMARE IL PROPRIO SOGNO SEPPUR TI TORMENTA

AMARE IL PROPRIO SOGNO SEPPUR TI TORMENTA - IL CORRIERE BLU

CENTRO STUDI ERICH FROM:  IL CONNUBIO TRA GABRIELE D’ANNUNZIO  ED ELEONORA DUSE.

 

“Se la vista di cieli azzurri ti riempie di gioia, se le cose semplici della natura hanno un messaggio che tu comprendi, rallegrati, perché la tua anima è viva”: dalle parole di una Eleonora Duse ‘rapita’ , la poetica del D’annunzio si espresse al meglio con le sue liriche poetiche inneggianti all’amore, e in particolare al viso della donna che lo ha ammaliato di più.  D’Annunzio e la Duse si conoscevano già prima che sbocciasse l’amore a Venezia. Si erano incontrati a Roma molti anni prima, probabilmente affascinati e attratti l’uno dall’altra fin dal primo sguardo, e ciò detta la magia rara di un sentimento antico. Dieci anni dopo il loro primo incontro, nel giugno 1892, D’Annunzio le scrisse una dedica (Alla divina Eleonora Duse) su un esemplare delle sue Elegie romane. La Divina desiderò così conoscerlo. E nell’incontro veneziano, Eleonora Duse racconta: “ Si abbandona alla presa di quegli occhi chiari, si sorprende a dimenticare tutta la sua amara sapienza della vita e a godere della lusinga che essi esprimono “.

Allorché  Eleonora iniziò la frequentazione con D’Annunzio, l’attrice era già una celebrità in Europa e in America. Fu lei a portare sulle scene i testi teatrali di D’Annunzio: “Il sogno di un mattino di primavera” , “La Gioconda”, “Francesca da Rimini”, “La città morta”, “La figlia di Iorio”, spesso finanziando le produzioni. L’amore nei suoi confronti fu pieno anche se il vate aveva molti problemi, ma furono le sue centinaia e centinaia amanti a far sentire la Duse pienamente tradita dal suo uomo; cosa che fu sancita nel 1896 quando Gabriele le preferì l’attrice Sarah Bernhardt per la prima rappresentazione francese de “La ville morte”. Eleonora trascorse comunque con D’Annunzio  dieci anni di passione e litigi, tradimenti e scuse, ma anche di reciproca ispirazione artistica, tra i cimeli rimasti come foto, diari, carteggi vari e i romanzi.  Per celebrare questo romantico accolito , il Centro Studi Erich Fromm ha organizzato per il 30 Gennaio, alle ore 18,  un evento dal titolo “ Recital poetico drammaturgico musicale: Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse “, che si è svolto presso il salotto della Preside Angela Procaccini in Via Tasso a Napoli.

Si è iniziato con i saluti e i ringraziamenti del Presidente del Centro Erich Fromm , Silvana Lautieri: “Sono lieta di avervi incontrato qui grazie alla padrona di casa che ci ha accolto con grande affetto. Un saluto ai nuovi associati per un trentennale ormai avviato: l’Associazione è sorta per fornire un apporto fondamentale all’affermazione del pensiero di Erich Fromm, specialmente in questi tempi difficili, ove serve ampliare la conoscenza riscattando l’uomo dai pericoli di una società tecnologica che aliena. Il recital vuole riproporre l’atmosfera propria del carteggio amorosa di un romantico incontro  . La bella epoque era un periodo splendido ma destinato a dissolversi: una volta incontratisi però , Gabriele ed Eleonora si intesero subito, poi alla fine : “Gli perdono tutto perché ho amato “ dalle parole di Eleonora “.

Silvana Lautieri ha introdotto il contenuto fondamentale dell’accolito nel salotto della Preside Angela Procaccini: la lettura di alcuni brani caratteristici ad evidenza di questa relazione, attraverso le voci recitanti di Raffaele Piscopo e Patrizia Pontillo, e la musica di sottofondo suggestiva e in tema con il Tecnico Musicale Gennaro Navarra, per la Direzione  Artistica dello stesso Raffaele Piscopo . A tal uopo il Vicepresidente e Consigliere del Centro Studi Erich Fromm, Giuseppe Boccarello , ha presentato gli ‘attori’ del progetto “Poesia e Musica” in questo dedicato all’amoroso carteggio: “Il progetto ‘Poesia e musica” è ormai uno strumento nelle scuole grazie alla collaborazione con Gennaro Navarra. Raffaele Piscopo, Patrizia Pontillo e Gennaro Navarra sono tre persone che si interessano di tutto e vengono da ambiti culturali elevati:  Raffaele Piscopo ha curato tanti progetti, volti a diffondere l’amore per la poesia, a stretto contatto con il mondo musicale, e percorrendo  periodi anche di 700 anni, coadiuvando la sua voce  recitante con Gennaro Navarra tecnico musicale , per la realizzazione di atmosfere musicali di tutto pregio. Patrizia Pontillo, di Sapri, nasce come cantante , in particolare soprano, e poi si appassiona al Teatro e come tale coniuga la sua verve recitante partecipando anche ad eventi di solidarietà e a gruppi corali come  “Una voce per gli angeli “. Molti dei convenuti l’hanno acclamata per la sua raffinata e dolce esecuzione.  

Raffaele Piscopo ha alternato delle letture tra il sottofondo musicale di Gennaro Navarra, definendo anche una particolare enfasi nel connubio personale con il poeta, l’artista e l’uomo D’Annunzio: “ Non si può non riconoscere che egli abbia rinnovato il mondo poetico da istrione e narciso. Parlano di lui gli eventi e il suo raffinato egocentrismo, ma soprattutto la storia del suo rapporto con Eleonora. Lei è stata un mito per il teatro tra fine ottocento ed inizio novecento. Nata a Vigevano, a 4 anni è già sul palcoscenico. I genitori sono Vincenzo Duse (in arte Alessandro) e Angelica Cappelletto, due attori. Le vengono dati i nomi di Eleonora, Giulia, Amalia. Al seguito della compagnia teatrale del padre, a Chioggia, recita a 4 anni nella parte di Cosetta dei Miserabili di Victor Hugo, nella compagnia del padre. A dodici sostituisce la madre ammalata nella parte di Francesca da Rimini di Silvio Pellico. A quattordici è Giulietta. Poi l’ingresso nella compagnia Pezzana-Brunetti nel 1875 e in quella di Ciotti-Belli Blanes nel 1878 nel ruolo di prima amorosa. Nel 1880 diventa prima attrice nella compagnia di Cesare Rossi. Sposa Tebaldo Cecchi, attore discreto e uomo buono capace di sostenerla: da lui avrà la figlia Enrichetta. Nel 1884 inizia una relazione con Arrigo Boito. Determinante per consolidare la sua vocazione l’incontro con Sarah Bernhardt, ritenuta allora la più grande attrice vivente. Attrice originale e sperimentatrice, di lei Sergio Tofano ( 1886 – 1973 ) disse : La sua recitazione era ridotta alla più pura e limpida essenzialità, assolutamente scevra dei tanti barocchismi e capricci vocali cari alle attrici sue contemporanee. Eleonora interpreterà “Teresa Raquin” di Zola, “La principessa di Bagdad”, “La signora delle camelie”, “La moglie di Claudio”, “Cavalleria Rusticana”, “Antonio e Cleopatra”, “Casa di bambola”, “La donna del mare”. Nel 1884 l’incontro con Gabriele D’Annunzio a Venezia: i due già si sono già incontrati di sfuggita a Roma, mentre lui è cronista mondano della «Tribuna». Ma l’incontro decisivo ci sarà l’anno seguente, sempre a Venezia. Eleonora lo ispirerà per otto anni, a lei D’Annunzio dedicherà “La città morta” e “Il Fuoco”.  Nel 1897 a Parigi la Duse interpreta con un successo enorme, “ Sogno d’un mattino di primavera”; riservata di carattere, ella non amava l’obbedienza e in teatro divenne un punto di riferimento internazionale, soprattutto per chi anela la modernità.  Nel 1898 parte per l’Egitto e per la Grecia accompagnata da D’Annunzio.  La loro storia d’amore finisce, nel 1904, per i litigi,  i debiti accumulati da Eleonora per aiutare il vate, l’umiliazione che riceve quando “La figlia di Iorio” esordì al Teatro Lirico di Milano con Irma Gramatica nella parte di Mila. Il 25 gennaio 1909 a Berlino, dopo la rappresentazione de “La donna del mare”, Eleonora decide di lasciare il teatro.

Nel 1914, a villa Ricotti sulla Nomentana, apre la  Casa delle attrici, che durerà solo un anno. Nel 1917 per il Congresso Nazionale delle Donne, al teatro Argentina di Roma, disapprova le femministe molto aggressive, e difende tutte le donne che lei chiama “donne reali”. Si interessò alla nuova arte del cinema ; molti progetti ma una sola partecipazione reale: “Cenere” di Febo Mari. Nel 1919, ospite della sua amica Lucia Casale, si innamora di Asolo. Comprerà e farà sistemare una casa. Nel 1920 , appartenendo alla generazione delle attrici capocomiche ed indipendenti, riprende i  contatti con Ermete e Ines Cristina Zacconi che le avevano offerto sostegno. La Duse forma poi una sua compagnia e inizia una tournée in Italia; ma quando partì per gli Stati Uniti, il suo corpo era già minato dalla tubercolosi. In una camera d’albergo di Pittsburgh, sola, muore, il 21 aprile 1924. Eleonora non amava le folle; aveva amato concretamente solo il suo Gabriele, con quella passione giusta che caratterizza i migliori rapporti della storia. Da solitaria che era,  la sua volontà di esser sepolta ad Asolo venne rispettata. Così il cimitero di Asolo in provincia di Treviso la contenne e il rimorso del vate Gabriele D’Annunzio fu trasformato in un busto posto sulla sua scrivania, insieme alla convinzione che Eleonora sia stata l’unica ad essere amata sul serio, al punto da suscitare la poetica, l’emozione, l’empatia e la voglia di sommergere il mondo magico della natura nell’alveare dei sentimenti dal sommo poeta: “Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove sui pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggeri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o Ermione. Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitio che dura e varia nell'aria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, né il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancora, strumenti diversi sotto innumerevoli dita. E immersi noi siam nello spirito silvestre, d'arborea vita viventi; e il tuo volto ebro è molle di pioggia come una foglia, e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre, o creatura terrestre che hai nome Ermione. Ascolta, Ascolta. L'accordo delle aeree cicale a poco a poco più sordo si fa sotto il pianto che cresce; ma un canto vi si mesce più roco che di laggiù sale, dall'umida ombra remota. Più sordo e più fioco s'allenta, si spegne. Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. Non s'ode voce del mare. Or s'ode su tutta la fronda crosciare l'argentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta. Ascolta. La figlia dell'aria è muta: ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nell'ombra più fonda, chi sa dove, chi sa dove! E piove su le tue ciglia, Ermione. Piove su le tue ciglia nere sì che par tu pianga ma di piacere; non bianca ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca. E tutta la vita è in noi fresca aulente, il cuor nel petto è come pesca intatta, tra le palpebre gli occhi son come polle tra l'erbe, i denti negli alveoli son come mandorle acerbe. E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti (e il verde vigor rude ci allaccia i malleoli c'intrica i ginocchi ) chi sa dove, chi sa dove! E piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggeri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude, o Ermione ( La pioggia nel pineto ).

Alternando citazioni poetiche e brani dedicati, Raffaele Piscopo e Patrizia Pontillo hanno riproposto alcuni passi di poetica dannunziana: “Ci sono amori che si nutrono di tormenti e si spengono sulle labbra che più non vogliono dire” ma la convinzione che soffrendo l’amore diventa più ruggente e gaudioso è una certezza : “Rimani e dormi sul mio cuore”: frasi celebri o meno, che dipingono in eterno volti reali di un delirio amoroso nonostante tutto, ma unico nel suo genere è vissuto fino in fondo nella sua drammaticità  , quando diventa l’unica ragione del vivere. Eleonora diceva : “Io sono fatta per sognare e tu, il mio sogno. L’amore per te è grande come un oceano. Amami Gabriele…Quindi voglio un’ amore lento e desideroso”.

“Io Gabriele D’Annunzio non ho avuto niente estraneo e non ho voluto scegliere perché temevo che scegliendo negassi la diversità . Tu sei la verità che il mio spirito cerca. L’amore è un unico corpo e non c’è niente “. Nel 1907 D’Annunzio scrisse nei suoi Taccuini: “Nessuna donna mi ha mai amato come Eleonora, né prima, né dopo. Questa è la verità lacerata dal rimorso e addolcita dal rimpianto “.

 

 

BRUNO RUSSO

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